U

n pugno di mosche

Apparenze. Sembra che siano l’unica cosa che conti. Basta osservare il comportamento delle persone e ci accorgeremo che molti dei loro atteggiamenti o pensieri sono dovuti al condizionamento che viene dalle apparenze.

Sono arrivato alla conclusione che un comportamento del genere sia un chiaro sintomo della mancanza di Dio nella propria vita e del desiderio di sfuggire a quel bisogno spirituale che abbiamo di un Dio sovrano.

Si sostituisce al quotidiano rapporto con Dio un rapporto con la platea umana che considera, valuta e giudica i nostri pensieri e le nostre scelte. Questo meccanismo satanico spinge le persone ad impegnarsi, a correre, a sforzarsi di ottenere risultati che alla fine non soddisfano mai, poiché mirano a obiettivi fittizi, distanti dalla verità e dalla realtà della vita.

Forse è anche per questa ragione che nel mondo occidentale, la zona più ricca della terra, prosperano i cosiddetti “reality show”, spettacoli dove la realtà viene frullata assieme alla finzione a tal punto che diventa quasi impossibile distinguere, per l’osservatore, ed il protagonista, dove finisce l’una ed inizia l’altra.

Oggi che i bisogni vitali, come mangiare, bere e dormire riparati non rappresentano preoccupazioni, l’attenzione si sposta su falsi bisogni che alimentano l’ipocrisia, la vanità, l’amore per le apparenze, l’alienazione dalla concretezza. Si smette di ragionare sulla verità e ci si perde cadendo vittime della depressione o delle dipendenze, dell’anoressia o della smania di spendere soldi.

Nella mia mente risuonano le parole di Gesù in Matteo 6:2 “Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno”. Ottenere risultati legati all’apparenza, agire spinti dalla molla di voler riuscire agli occhi degli uomini, volersi riscattare dal giudizio degli altri, che spesso consiste nell’indifferenza, porta ad un unico, univoco risultato: un pugno di mosche.

È facile essere coinvolti dalle circostanze, essere deviati dalle mode e dalle tendenze, dalla frustrazione che permea la società in cui viviamo.

Ma la chiave sta nel sollevare lo sguardo verso il cielo e riconoscere che stiamo vivendo su una terra creata dal nostro Dio, che è in controllo di ogni cosa e che ha un piano universale, perfetto, e che noi credenti siamo chiamati a vivere secondo il senso che Lui ci ha dato. Il resto è “vanità” come amava dire Salomone in Eccl. 1:1-5 “Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste; vanità delle vanità; tutto è vanità. Che profitto ha l’uomo di tutta la fatica che dura sotto il sole? Una generazione se ne va, un’altra viene, e la terra sussiste in perpetuo. Anche il sole si leva, poi tramonta, e s’affretta verso il luogo donde si leva di nuovo.”

Milioni di persone vivono senza considerazione di Dio, maturano un’esistenza che anno dopo anno si consolida in questa indifferenza e lasciano che uno strato di cancrena spirituale ricopra il loro cuore.

Con il passare degli anni è sempre più difficile comprendere la verità e accettare il vangelo in tutta la sua pienezza.

Per loro significherebbe rinnegare ciò per cui hanno lottato tutta la vita, ma purtroppo arriverà il giorno in cui, vecchi e stanchi, amareggiati e tristi, si ritroveranno seduti su una panchina di un parco ad aprire le loro mani.

Le mosche catturate nel tempo voleranno via, e non resterà nient’altro del loro passaggio sulla terra. n